L’isola del giorno prima
In corso
02.10 2026 - 10.01 2027
Sala Maria Teresa

L’isola del giorno prima

Un progetto espositivo e divulgativo ideato per valorizzare l’opera e il pensiero di Umberto Eco.

LA MOSTRA

La Biblioteca Nazionale Braidense, in collaborazione con la Fondazione Umberto Eco e il Museo Galileo di Firenze, presenta un progetto espositivo e divulgativo che intende valorizzare l’opera e il pensiero di Umberto Eco. La mostra si snoda attraverso il racconto delle avvincenti immagini originali del romanzo L’isola del giorno prima, tratte dal patrimonio librario e scientifico della sua collezione di libri antichi, quello dei fondi della Biblioteca Braidense, oltre che da suggestive ricostruzioni digitali e dai lavori preparatori dell’autore. La mostra si propone come un viaggio nel tempo tra letteratura, storia, scienza e navigazioni nei mari del Sud.

La mostra entra nel laboratorio di L’isola del giorno prima (1994) e ne rende visibili fonti e meccanismi del romanzo. Al centro ci sono circa settanta libri antichi provenienti in larga parte dalla Bibliotheca semiologica curiosa lunatica magica et pneumatica di Umberto Eco: la raccolta di 1.328 volumi, con trentasei incunaboli, che occupava nella casa milanese la “Stanza degli antichi”.
Eco amava libri capaci di raccontare non soltanto ciò che sappiamo, ma anche gli errori, le ipotesi sconfitte, le scienze curiose e i tentativi – riusciti o falliti – di mettere ordine nel mondo. La mostra porta questa logica dentro il romanzo: apre la sua macchina narrativa e ne espone gli ingranaggi, facendo dialogare libri, manoscritti, strumenti, oggetti, immagini, suoni e installazioni digitali.

Dalla biblioteca di Eco alla nave Daphne
Nel romanzo, i libri non restano sullo sfondo. La Daphne, la nave deserta sulla quale naufraga Roberto de la Grive, diventa insieme sala di lettura, laboratorio, osservatorio e wunderkammer galleggiante. Il protagonista tenta di raggiungere un’isola che si trova oltre il meridiano che separa un giorno dal precedente: è l’“isola del giorno prima”, vicinissima eppure irraggiungibile.
La mostra compie il movimento inverso: parte dagli oggetti reali, dai libri e dai documenti di lavoro per risalire alla costruzione del romanzo. Tra i capolavori esposti spiccano l’Hypnerotomachia Poliphili (Venezia, Aldo Manuzio, 1499), l’Almagestum di Tolomeo (Venezia, 1528), e l’Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath (Hanau, 1609), libro che Eco trasformò anche in una piccola detective story bibliografica.

Come leggere il percorso: sette approdi, sette gruppi di teche, sette sezioni.
Il visitatore non è invitato a seguire una sola linea. Le sette sezioni funzionano come isole o approdi: si può entrare da punti diversi e ritrovare, ogni volta, gli stessi grandi temi — conoscenza e immaginazione, misura e infinito, sapere e potere, vero e falso, memoria e invenzione.
1. Arti del navigare e l’enigma della longitudine
Tra XV e XVIII secolo le esplorazioni oceaniche cambiano la rappresentazione del mondo e rendono urgente un problema decisivo: determinare la longitudine, cioè la posizione est-ovest in mare. Metodi astronomici e meccanici convivono con proposte fantasiose. La sezione mostra bene come una questione tecnica possa diventare anche politica: misurare spazio e tempo significa controllare rotte, commerci e potere.
2. Curiosità inaudite e false credenze vere
Il Seicento è un laboratorio in cui nuove scienze e credenze oggi screditate convivono senza confini netti. Emblematica è la “polvere di simpatia”: simpatica, in realtà, non lo era affatto. Composta da sostanze come vetriolo e gomma, si riteneva potesse curare una ferita agendo non direttamente sul corpo del ferito, ma sul sangue o sull’arma che l’aveva provocata, anche a grande distanza. Proprio questa presunta capacità di azione a distanza portò a immaginarne un uso ancora più sorprendente: segnalare a una nave l’ora esatta del porto di partenza e contribuire così alla determinazione della longitudine. Il punto non è deridere il passato, ma osservare come nasce la credibilità di una spiegazione, quali prove la sostengono e che cosa, a un certo punto, ci costringe ad abbandonarla.
3. Il sogno di un’enciclopedia universale e le artificiose macchine
Tra Cinque e Seicento cresce l’ambizione di raccogliere e ordinare tutti i saperi. Athanasius Kircher accosta osservazioni, fonti antiche, invenzioni e leggende in un grande inventario del creato. Accanto ai repertori enciclopedici compaiono macchine combinatorie: dispositivi che permettono di produrre associazioni e sequenze a partire da elementi e regole. La mostra usa questo tema come ponte verso le domande contemporanee sull’intelligenza artificiale, senza confondere le tecnologie ma mettendo a confronto il desiderio di automatizzare la produzione del sapere.
4. Teatri, sogni e immagini del meraviglioso
Il teatro della memoria di Giulio Camillo immagina uno spazio capace di rendere il sapere visibile e percorribile. Memoria, immagini e disposizione degli elementi diventano una macchina mentale. Nel romanzo, l’esplorazione della Daphne produce un effetto simile: ogni oggetto incontrato da Roberto riattiva ricordi, associazioni e racconti.
5. La grande macchina delle metafore
Per la cultura barocca la metafora non è soltanto ornamento: è uno strumento di conoscenza. Il Cannocchiale Aristotelico di Emanuele Tesauro mostra come accostamenti inattesi possano generare nuove relazioni tra le cose. La mostra insiste su questa dimensione produttiva del linguaggio: combinare parole e immagini significa costruire modelli possibili del mondo.
6. Viaggi, assedi e mondi possibili
Le scoperte geografiche trasformano l’esperienza e l’immaginario europei. Resoconti di viaggio, notizie sulla Cina, tecnologie provenienti dalle Indie orientali, racconti di terre immaginarie e perfino viaggi extraterrestri convivono in un paesaggio culturale in espansione. Nel romanzo entrano anche guerra, assedi, strategie di potere e l’amore impossibile per Lilia: altre forme del desiderio di raggiungere ciò che resta fuori portata.
7. L’inventario del creato
Raccogliere, nominare e classificare il mondo è un’altra grande impresa della prima età moderna. Le tassonomie naturalistiche devono distinguere tra osservazione, testimonianza e leggenda, e trasformare una lista potenzialmente infinita in un ordine leggibile. La Daphne diventa così un serraglio delle meraviglie: uccelli, piante, coralli, mostri marini, collezioni e repertori che mettono in scena il bisogno umano di dare forma al molteplice.

Il laboratorio dello scrittore
Accanto ai libri antichi sono esposti materiali preparatori dell’archivio di Eco: schede di lavoro, disegni, liste di titoli possibili, incipit, schizzi di uccelli e istruzioni destinate ai traduttori. Questi documenti mostrano la precisione materiale della scrittura: prima di diventare immagini nella mente del lettore, molti dettagli del romanzo sono passati attraverso elenchi, schemi e disegni.
Tra i materiali compare anche un testo di Luciano Berio: “Leggetelo, anzi ascoltatelo: è musica”. È un’indicazione preziosa per leggere il romanzo anche attraverso suoni, ritmi e timbri. La stessa Daphne è un fluyt, un mercantile olandese del Seicento: un nome che, nel gioco linguistico caro a Eco, fa risuonare anche la parola “flauto”.

La visualizzazione digitale
Sulle pareti della Sala Maria Teresa sono proiettate cinque isole tratte da stampe antiche, circondate da correnti di parole generate a partire da insiemi tematici. Le coppie concettuali sono: artificiale/naturale, lista/inventario, invenzione/scoperta, misura/infinito, potere/sapere.
L’installazione traduce in forma visiva una domanda centrale: le parole possono avvicinarci a un oggetto, ma non esaurirlo. Il flusso automatico non va scambiato per una verità autosufficiente: servono un contesto, un interprete e un lettore capace di stabilire limiti e relazioni. In questo senso il dispositivo apre, in modo esplicito, una riflessione sull’uso contemporaneo dei sistemi generativi.

Gli artefatti blu: leggere con i sensi
Gli artefatti in metallo blu, progettati da XyComm, invitano soprattutto i più giovani — ma non soltanto loro — a entrare nel romanzo attraverso un’esperienza sensoriale e giocosa.
Lungo il percorso compaiono strumenti di misura legati alla navigazione e all’astronomia, messi a disposizione dal Museo Galileo di Firenze: quadrante, bussola nautica, astrolabio nautico, orologio solare, replica del giovilabio per i satelliti di Giove e replica del telescopio di Galileo. Accanto agli strumenti scientifici appaiono oggetti volutamente eccentrici: un flauto, la polvere di simpatia, curiosità naturalistiche, stampe di scheletri, fumetti e richiami a personaggi amati da Eco. Sono “deviazioni” che interrompono la lettura lineare e ricordano che i libri migrano continuamente in altri linguaggi e generi.

La macchina delle metafore
I libri antichi esposti nelle teche sono oggetti da guardare, ma sono soprattutto libri da leggere. Per questo il percorso comprende uno schermo digitale attraverso il quale è possibile sfogliare alcune delle pagine più significative dei volumi in mostra, andando oltre l’apertura necessariamente fissa scelta per l’esposizione. Lo schermo permette di avvicinarsi alla materialità e alla ricchezza di questi libri: illustrazioni, diagrammi, mappe, alfabeti, frontespizi, apparati grafici e pagine nelle quali testo e immagine costruiscono insieme il sapere. Non è quindi soltanto uno strumento di consultazione, ma un altro modo di entrare nella biblioteca che sta dietro al romanzo e di osservare più da vicino le fonti visive e concettuali con cui Eco ha lavorato.
Sfogliare significa anche compiere un gesto essenziale per questa mostra: passare dall’oggetto esposto al libro come macchina attiva, capace di generare associazioni, immagini e racconti. Dietro questo schermo si trova la Macchina delle metafore, una macchina letteraria che tratta la scrittura come operazione combinatoria. A partire da un insieme finito di parole e di regole di associazione, il dispositivo genera combinazioni che rimandano a passi del romanzo e alle sue fonti. Il riferimento storico è alla tradizione delle ruote lulliane, delle classificazioni e delle enciclopedie combinatorie.
Il punto decisivo è che la combinazione non elimina il giudizio. La macchina può assistere, suggerire, moltiplicare possibilità; non decide da sola che cosa sia pertinente, vero o significativo. È uno dei luoghi in cui il percorso storico della mostra dialoga più direttamente con le domande poste oggi dall’intelligenza artificiale.

Dove

Biblioteca Nazionale Braidense, Sala Maria Teresa
(doppia entrata dalla Biblioteca Braidense e dalla Pinacoteca di Brera)

Quando

2.10 2026 – 10.01.2027

Ingresso

Ingresso libero senza prenotazione

Orari
  • lunedì: 9:30 – 18:00 (accesso solo dalla Biblioteca, ultimo ingresso ore 17:30)
  • da martedì a venerdì: 9:30 – 18:00 (ultimo ingresso ore 17:30)
  • sabato e domenica: 9:30 – 18:00 (accesso solo dalla Pinacoteca di Brera, ultimo ingresso ore 17:30)
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